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di Nicoletta Polla-Mattiot

ilsole24ore : moda elle lio

Puntare al futuro è una visione a cerchi concentrici: più si allarga più aumentano le possibilità di tenuta. Il cuore da cui parte è il prodotto, ma la trasmissione della creatività che lo rende possibile si estende dal proprio brand all’intera filiera, dai propri fornitori all’industria della moda, dal mondo al pianeta. Non esiste responsabilità che non sia globale, ormai. «Sa, i clienti sono molto intelligenti. Se il prodotto non è autentico, se non lo curi al meglio delle tue possibilità, qualunque sia il tuo nome, non ti seguiranno. E se non subito, succederà poi. Io sono convinto che la prossima generazione di clienti sarà protagonista di una trasformazione sostenibile al cento per cento e dobbiamo giocare d’anticipo, metterci in grado di soddisfarli non a parole, ma con azioni concrete, che non riguardino solo Chanel, ma i suoi partner, tutti i fornitori. Questa crisi ci dà l’opportunità di accelerare la trasformazione». Si torna, ancora una volta, alla lunga catena di mestieri, competenze, professioni che la moda coinvolge, al bisogno di supportarli perché non spariscano, ma anche di renderli compatibili con istanze di qualità e sostenibilità, ecologica ed economica, ormai imprescindibili.

Parlando di Chanel si ricomincia a parlare dell’Italia. Gli chiedo di raccontarmi alcune delle eccellenze che ritiene irrinunciabili per la maison e su cui l’investimento è un ritorno. «Tutte», sorride. «Non appena ti rendi conto che il tuo compito è di proteggere per i prossimi vent’anni il knowhow che ti consentirà di continuare a rendere uniche le tue creazioni, il passo successivo è ovvio: salvaguardare ogni expertise esclusiva». Insisto per avere qualche esempio, anche se ad ogni nome che pronuncia (riuscirò, alla fine, a fargliene dire sette), aggiunge sempre «ma ce ne sono molti altri e sono tutti importantissimi». Senza dunque un ordine di importanza, ricorda l’ultima acquisizione, Vimar: «Ho visitato personalmente l’azienda diverse volte e devo dire che è davvero stupefacente. Sono i loro filati sofisticati, capaci di mixare fibre naturali e fibre tecniche, che rendono unico il nostro tweed. Non saprei cosa dire su Roveda, se non che lavoro con loro da sempre e provo una connessione emotiva fortissima con quest’azienda leader nella manifattura delle calzature. Gensi è una realtà incredibile, il meglio della produzione di sneakers moda eleganti. Corti e Mabi sono le migliori nella realizzazione degli accessori in pelle, ma certo non mi può chiedere di essere obiettivo, sono talmente importanti per noi, soddisfano da anni tutte le nostre richieste, sono riusciti a trovare nuovi materiali, sviluppare lavorazioni particolari, sono parte integrante del nostro lavoro. E poi Samanta e Gaiera, fra le ultime arrivate nella maison: con le loro competenze così specifiche, ci permetteranno di offrire all’industria del fashion qualcosa che oggi non esiste».

Con questo racconto energico, a tratti appassionato, ci traccia una mappa geografica della creatività artigianale, intrecciando abilità manuale e minuzia artistica e, contemporaneamente, ci fa fare un giro d’Italia, passando dal Piemonte alla Lombardia, dalla Toscana all’Abruzzo. È curioso: stiamo parlando di un brand planetario con il suo leader moda worldwide ed è straordinaria la sua capacità di entrare nel dettaglio, di spingersi fino alla dimensione locale, di conoscere nomi di posti ignoti alla maggior parte degli italiani, da Ponte a Egola a Carisio. «A me piace viaggiare e visitare tutti questi paesi, è anche una questione di cultura. Più che mai in questo momento, così difficile per gli spostamenti, occorre focalizzarci a livello locale. Un discorso che mi sembra ancora più rilevante se dalla produzione ci spostiamo al retail e ai nostri fedeli clienti».

Inevitabile, parlando di negozi e di vendite, arrivare a parlare di perdite. Nello scenario migliore, il mercato del lusso, nel suo complesso, calerà nel 2020 di 100-110 miliardi e solo nel 2021 si tornerà ai livelli pre-Covid. I più cauti nelle previsioni preconizzano un ritorno alla normalità non prima del 2023. «Il nostro mondo si basa sullo storytelling e la sfilata è l’inizio della storia. Per questo la decisione di annullare Capri è stata così sofferta. Lo show è un elemento fondamentale, non potremo mai – mai! – sostituire la sensazione, l’emozione, l’impatto che suscita. Il digitale è importante, tutti i brand devono implementarlo, ma non è equivalente. Ciò vale anche per l’esperienza sul punto vendita che resta insostituibile e che a tutt’oggi è fortemente penalizzata da viaggi e turismo ridotti a zero. Ci sono però segnali di incoraggiamento: abbiamo fatto un lavoro enorme con la clientela locale, ovunque, negli Stati Uniti, in Cina, nel Regno Unito, in Italia e i risultati sono notevoli. Non è facile, ma sono fiducioso sui prossimi passi».

Quanto tempo ci vorrà per tornare alle cifre del passato è difficile a dirsi. «Onestamente non è importante. Credo sia meglio capire la situazione odierna, riuscire a coinvolgere e restare significativi. Stiamo attraversando tempi difficili, imparando molto. Si tratta di accettare il punto in cui siamo e immaginare di partire da qui». Con la testa, per i progetti, con il cuore, per le emozioni, e con le mani, per i prodotti. Chanel è anche le persone che ci lavorano: senza di loro, dice Pavlovsky, «non saremo in grado di tornare ad essere ciò che siamo» ed è un bel pensiero di prospettiva per chi, dal 1909, costruisce impalpabili sogni di seta, piume, ricami, eleganza e bellezza.

ilsole24ore : moda elle lio

DAL 9 OTTOBRE CON IL SOLE 24ORE

Il primo appuntamento in edicola del mese di ottobre vede protagoniste le imprese d’eccellenza nel settore abbigliamento-tessile-calzaturiero.

di Nicoletta Polla-Mattiot

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Il primo appuntamento in edicola del mese di ottobre vede protagoniste le imprese d’eccellenza nel settore abbigliamento-tessile-calzaturiero.

8 ottobre 2020


3′ di lettura

«In tempi di contrazione del mercato globale, la sola idea di business che conta, nel mondo della moda, è restare all’altezza dei sogni che abbiamo creato». Sotto l’apparenza onirica e idealistica, questa affermazione suona severa in un momento storico di particolare incertezza e prende un impegno titanico: se ripresa ci deve essere, per garantire economia, solidità sociale e posti di lavoro, la mancanza di coraggio è la peggiore perdita di tempo. Occorre pensare in grande, investire in grande, non fermarsi a calcoli di breve respiro.

A parlare è il numero uno della moda Chanel, il presidente Bruno Pavlovsky in una lunga intervista che apre il numero speciale di How to Spendi t/A passion for fashion, in edicola da venerdì 9 ottobre.E’ un viaggio appassionato nella filiera della moda che traccia una mappa di mestieri altamente specializzati, dai filati di ricerca del vercellese alla pelletteria di nicchia delle migliori concerie toscane, da microscopici laboratori artigianali ad aziende storiche, dove il Made in Italy è il tessuto manifatturiero di cui sono fatti i sogni più sofisticati del mercato del lusso.

E’ interessante che a riconoscerlo siano proprio gli stranieri, manager e creativi che trovano nel nostro Paese professionalità ormai rare e materie prime irrinunciabili per produrre abiti, calzature, accessori di qualità. Lo conferma, proprio nel cinquantenario del brand, Paul Smith. «Quasi tutto il nostro abbigliamento è fatto in Italia. La qualità delle stampe con aziende come Ratti, Pinto, Mantero è altissima. Senza voler adulare il vostro know how, mi piace la vostra attitudine verso la vita, la positività, il fatto che abbiate un istinto innato per la qualità. C’è in voi una stilosità che è mentale, non fisica, una predisposizione fare gli abiti belli».

C’è un legame che unisce idealmente questo numero di ottobre A Passion for Fashion con il numero di settembre di How to Spend it, uscito proprio durante la prima Fashion Week dai tempi del Covid-19: una scommessa per tutto il settore, che ha visto la città di Milano protagonista di una kermesse ridotta nei numeri, ma non nella volontà di ripartenza, e la convinzione che la crisi attraversata debba diventare il punto d’avvio di un Rinascimento delle arti e dei mestieri, proprio come lo è stato il periodo creativamente più fecondo della storia italiana. Ovviamente si parla di un Rinascimento in chiave 6.0, adeguato ai tempi, consapevole della digitalizzazione, trasversale alle stagioni e alle generazioni, locale nella capillarità, internazionale nei protagonisti e nei mercati.

Di questa prospettiva insieme economica e culturale è interprete la copertina del nuovo numero: un gruppo di modelle di differenti nazionalità, età e stili, rappresentate, alla maniera del Pollaiolo o del Mantegna, nella “moda del tempo”, dove alla preziosità delle acconciature si sostituisce la contemporaneità irriverente di una bombetta in feltro e dove la struttura classica della composizione del “gruppo di famiglia” lascia spazio a una consaguineità ideale estesa al mondo.

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VISIONI D’AZIENDA

In una lunga intervista, le riflessioni dell’amministrazione delegato di Prada sulle strategie per trasformare la crisi in occasione di crescita

di Nicoletta Polla-Mattiot

default onloading picPatrizio Bertelli fotografato da Brigitte Lacombe

In una lunga intervista, le riflessioni dell’amministrazione delegato di Prada sulle strategie per trasformare la crisi in occasione di crescita

28 settembre 2020


4′ di lettura

«Non credo che l’umanità rinuncerà al bello o cambierà l’abitudine al consumo. Non è un’inclinazione della società attuale, è una caratteristica trasversale a tutte le ere.

L’altra sera stavo rivedendo alcune immagini del Seicento fiammingo. Ritratti meravigliosi, una ricchezza di abiti tanto maschili quanto femminili, quelle ampie gorgiere, i copricapi ricamati, le mantelle… Se è esistito Rembrandt, è perché l’Olanda era una potenza commerciale. Il secolo d’oro è stato prima di tutto un periodo di grande benessere economico. Ecco perché penso che oggi, chi si dispera, chi pensa solo in negativo, non sappia leggere la storia, né i processi che si avvicendano da un secolo all’altro. Il pessimismo è figlio dell’ignoranza. La crisi attuale è, in realtà, una situazione ciclica, in cui tutti gli elementi che compongono la società sono toccati, ma destinata a risolversi in una ripresa. Continueremo ad evolvere come sempre si è evoluto il mondo. Poi, certo, bisogna pensare se vogliamo essere attivi o passivi in questo processo. È un problema delle aziende quanto sapranno adeguarsi al cambiamento. Ma sono convinto che le fabbriche lavoreranno persino di più, ci sarà ancora più richiesta, il mercato tornerà ad espandersi, in modo particolare per i prodotti di qualità, l’artigianato e il lusso», spiega Patrizio Bertelli, amministratore delegato di Prada.

«Occorre però lavorare su più fronti. Il primo è quello della formazione delle nuove generazioni. È un tema di know-how e di scuole (in questo senso, Prada Academy ha come missione la trasmissione del saper fare italiano), ma anche un tema di comunicazione. Vent’anni fa proporre a un giovane di fare il cuoco sarebbe stato un insulto. Ne avrebbe visto solo la fatica, la durezza, la scarsa riconoscibilità sociale. Oggi l’aspirazione dei giovani è diventare chef. Fare il pellettiere, il calzolaio, il modellista ha una dignità completamente diversa dal passato. Sono professioni qualificate, attraenti. Imparare i segreti di un mestiere consente un lavoro qualitativo, la possibilità di migliorarsi, di crescere. L’altro fronte di evoluzione imprescindibile oggi per un’azienda è la sostenibilità. La sensibilità collettiva sta andando in quella direzione, una visione green della Terra e una volontà di recupero e riutilizzo di quanto è stato prodotto», continua. «Dobbiamo affrontare temi importanti e di non facile soluzione, come quello delle emissioni, è ovvio che ci siano resistenze da parte della mentalità antica, ma bisogna essere propositivi e positivi. E ripensarci: l’umanità, le sue attività, il rapporto fra crescita economica e demografia. Oggi abbiamo molti più mezzi per informarci e molte più conoscenze: la mole di brutture, inquinamento, notizie preoccupanti è enorme perché possiamo vedere simultaneamente tutto ciò che accade in ogni angolo del mondo. Ma vale lo stesso anche per le opportunità e le possibilità di trovare soluzioni condivise».

«La moda è la seconda voce più importante per il Pil italiano, subito dopo la meccanica. La bellezza, il gusto, la capacità inventiva, i mestieri d’alto artigianato sono “innati”, fanno parte del nostro dna da sempre. Ma l’Italia è anche un Paese piccolo, la maggior parte delle aziende sono di dimensioni ridotte, non hanno risorse sufficienti per potersi manifestare e affermare sul mercato globale. Per questo abbiamo bisogno di un sistema politico che appoggi lo sviluppo. Il made in Italy è industria a 360 gradi, dalla moda al design, dal vino al food, ed è necessario un sistema. Mi sembra che la politica abbia sempre dedicato molto tempo, energie e risorse alla tutela del lavoro – che va benissimo, il lavoro è indispensabile, ma questo lavoro poi dev’essere alimentato. Perché il sindacato non alza la voce per chiedere la creazione di ministeri (con portafoglio!) per sostenere il made in Italy come patrimonio? Vale lo stesso per il turismo: non c’è mai stato un ministero forte, con portafoglio, cioè con potere di spesa e di investimento, che avesse la valorizzazione del territorio e la sua promozione all’estero come priorità assoluta», spiega Bertelli. «Detto questo, il Covid, almeno nel nostro mondo, ha fatto fare un grande passo nel segno della collaborazione. C’è stata molta più relazione fra Camera della Moda, Confindustria Moda, Altagamma, abbiamo lavorato insieme per portare avanti strategie e argomenti comuni. Poi, certo, avere una rappresentanza unica a livello internazionale è molto complicato.

«Per quanto riguarda il gruppo Prada , stiamo lavorando per cercare di recuperare – facendo le somme dei vari lockdown nei vari Paesi – più di due mesi di chiusura totale. Il bilancio del 2020 dovrà tenere conto di questo buco di ricavi e pensare che fino a fine anno ci sarà una forte instabilità del mercato. Ma il bisogno di viaggiare, di vedere, di comprare, di reagire c’è e resta vivo. Noi stiamo sostenendo il retail, tutti i nostri negozi, con l’e-commerce, abbiamo tenuto la produzione aperta anche ad agosto e personalmente sono più propositivo che negativo».

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IN EDICOLA DAL 18 SETTEMBRE

Dalla carta al web, dai libri ai podcast, dagli eventi on e offline agli speciali moda e design: Il mensile di lusso e lifestyle Htsi si rinnova e diventa un’occasione unica di immersione nel mondo della moda, del design, dell’alta gioielleria, dell’arte, del food. Per un’esperienza a 360 gradi.

di Nicoletta Polla-Mattiot

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Dalla carta al web, dai libri ai podcast, dagli eventi on e offline agli speciali moda e design: Il mensile di lusso e lifestyle Htsi si rinnova e diventa un’occasione unica di immersione nel mondo della moda, del design, dell’alta gioielleria, dell’arte, del food. Per un’esperienza a 360 gradi.

16 settembre 2020


3′ di lettura

Sono passati sei anni dal lancio in Italia di How to Spend it. Questo giornale è nato con l’idea di raccontare il lato piacevole della vita, selezionando il meglio di moda, arte, design, viaggi, food, ricercando progetti, oggetti e iniziative secondo un’idea guida semplice ma inderogabile: l’ottimismo del fare. Ovvero il bello come motore di sviluppo, il bello come dimensione attiva e produttiva. In breve, il bello che fa bene. Per How to spend it il lusso è innanzitutto servizio. Il nostro lettore può sperimentare, trovare, comprare e condividere tutto quello che legge in queste pagine. A noi il compito di rendergli la vita facile, di far sì che il passaggio da leggere ad agire, dalla teoria alla pratica, sia spontaneo e naturale. Se il lusso è il nostro racconto, la sensibilità assume sfumature sempre nuove e si trasforma nel tempo.

Nei mesi appena passati, ci siamo confrontati con cambiamenti inimmaginabili, abbiamo rivisto priorità e abitudini. Ciascuno ha riscritto il suo mondo personale, affettivo, sociale, professionale, su una nuova scala. Tornare alla normalità non significa ripristinare il passato, ma guardare avanti. La prospettiva che si apre, quando anche la crisi sarà superata, quando l’emergenza sfocerà nel new deal, è un’idea di benessere più matura, di consumi sostenibili, di una personalizzazione più autentica, fatta non di privilegio ma di affinità, di legami ed emozioni condivise. Forse perché la pandemia ci ha costretto – e ci costringerà a lungo – a una distanza di sicurezza, è proprio la prossimità, come vicinanza d’intenti, affinità di gusto, condivisione di valori, che si fa sentire. Vedersi, se non ci si può incontrare, tenersi in contatto, sempre.

Se c’è una cosa che abbiamo imparato da questo anno difficile, è a dare valore al tempo e peso alle relazioni, benché molte continuino a viaggiare on line. Ecco perché How to Spend it cambia, pur restando sempre lo stesso giornale che avete conosciuto in questi sei anni, e cambia per diventare una piattaforma di possibilità. Un giornale che racconta esperienze essendo esso stesso un’esperienza, un giornale che è un oggetto fisico ma anche un mondo, che nasce in edicola una volta al mese (anche due volte, se contiamo i nostri speciali dedicati alla moda e al design) e poi sviluppa, ogni giorno, un modo diverso di stare vicino ai suoi lettori, con sito app e social, per raggiungerli ovunque; con una collana di

libri e di podcast per venire incontro alla voglia di approfondire; con un panel di eventi e talk per incontrarsi on e off line.Anche il giornale cambia, con una nuova testata, verticale, essenziale, caratteri più leggeri, duttili, a favore di una leggibilità rilassata, una scansione modulare dei contenuti per offrire tempi di lettura diversi, una struttura fluida, senza cesure né sezioni; con uno sguardo sostenibile, un’attenzione trasversale che permea di sé ogni scelta, dove la difesa del Pianeta rappresenta un surplus di qualità e d’eccellenza nei prodotti, nei viaggi, nelle idee; con un dinamismo che è lo scatto in avanti, la scommessa sul futuro.

How to Spend it è improntato all’azione, all’informazione attiva. Si legge per fare, si sperimenta per replicare, si esplora per muoversi e anticipare i tempi. A questo servono le guide degli insider (ancora più ampie e dettagliate), la ricerca minuziosa degli indirizzi da conoscere, la valorizzazione anche delle nicchie di mercato. Niente è prezioso come il lusso di pensare e avere il tempo per farlo. Filosofi, scienziati e scrittori ci offrono chiavi di lettura laterali sul lusso: investire sulla cultura e sul bello come fonte inesauribile di energia di rinnovamento. Mies van der Rohe diceva che la dote migliore di una casa è la trasparenza: accogliere, ospitare e lasciarsi attraversare, racchiudere e contemporaneamente aprire orizzonti, consentire allo sguardo di spaziare lontano e farsi superare. L’augurio che è abbiate voglia di spendere ancora più tempo con noi, nella casa di How to Spend it, con il giornale in mano, gli aggiornamenti di sito e social, ma che possiate dimenticare che state (solo) leggendo, e sentire che state già vivendo.