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Alexander è la pellicola firmata dal regista Oliver Stone che cerca di portare sul grande schermo la figura storica del condottiero Alessandro Magno che nel film viene interpretato dall’attore irlandese Colin Farrell.

Il film, in onda questa sera su Iris alle 21.10, fa affidamento su un cast davvero eccezionale. Oltre al già citato Farrell, infatti, nel film trovano spazio Angelina Jolie nei panni di Olimpiade, Val Kilmer in quelli di Filippo e Anthony Hopkins in quelli di Tolomeo.

Alexander, la trama

L’anno è il 323 a.C. e a Babilonia Alessandro Magno sta esalando l’ultimo respiro. Tutto ciò che è stato del grande re della Macedonia sembra morire insieme a lui. Tuttavia la sua storia viene raccolta a tramandata da Tolomeo, re d’Egitto, che comincia a raccontare della storia del giovane Alessandro, da quando veniva addestrato da Aristotele, a quando viene bandito dal padre, che aveva sempre avuto delle difficoltà ad accetterlo.

Tuttavia quando il padre Filippo muore, Alessandro è ormai un uomo e può iniziare la sua marcia di conquista, con lo scopo di diventare un personaggio immortale. Intanto, mentre le sue capacità di leadership aumentano e si manifestano come innarrestabili, l’uomo deve affrontare anche i suoi sentimenti, soprattutto quelli che lo legano all’amico Efestione (Jared Leto).

La minaccia legale contro Alexander e la sua omosessualità

Con la sua durata di 207 minuti, il film Alexander uscì al cinema nel 2004 e sebbene venne considerato un fallimento al botteghino, riuscì ad avere ottimi incassi nel mercato home video. Tuttavia le reazioni non furono positive in ogni angolo del mondo. Come racconta il sito dell’Internet Movie Data Base, infatti, Alexander andò incontro alla rabbia di alcuni avvocati greci che non solo annunciarono di voler boicottare il film, ma addirittura minacciarono un’azione legale contro il regista Oliver Stone.

Secondo una ricostruzione del The Guardian, gli avvocati mandarono una nota alla Warner Bros. annunciando di essere pronti a intraprendere un’azione legale se non si fosse sottolineato come Alexander fosse un’opera di fantasia e che perciò non ricalcava la realtà dei fatti. Il problema, in Alexander, era che Oliver Stone aveva deciso di tratteggiare i lineamenti di un re guerriero, mostrandone anche la bisessualità e l’aperta attrazione verso i ragazzi.

Il leader di questo movimento legale, Yannis Varnakos, spiegò i motivi dietro la minaccia di una causa legale e disse:”Non stiamo dicendo di essere contro i gay. Ma stiamo dicendo che la casa di produzione dovrebbe rendere chiaro che il film è un’opera puramente di fantasia e non rappresenta una reale rappresentazione della vita di Alessandro Magno.” A questa dichiarazione fu allegata una nota aggiuntiva in cui si chiedeva che nei titoli d’apertura del film venisse scritto a chiare lettere che Alexander era un’opera di fantasia sulla vita dell’imperatore macedone.

“Non abbiamo visto il film,” disse Varnakos nella sua dichiarazione, per poi continuare a battere sempre sullo stesso punto: “Ma da quello che sappiamo sono stati fatti dei riferimenti all’omosessualità di Alessandro Magno e sono inappropriati. In nessun documento o archivio ci sono riferimenti all’omosessualità dell’imperatore. O mettono in chiaro che è un’opera di fantasia o procederemo.”

Tuttavia, alla fine gli avvocati greci dovettero arrendersi all’evidenza che non c’erano elementi validi per procedere con il boicottaggio o le azioni legali. Alexander uscì nelle sale greche e debuttò piazzandosi immediatamente al primo posto.

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Gli Australian Open non sono ancora cominciati e già impazza la polemica. La quarantena forzata dei tennisti ha creato un clima di tensione attorno alla competizione e sono arrivate addirittura le minacce. A finire nel mirino degli hater è stata Vanessa Sierra, fidanzata dal tennista Bernard Tomic, che – dopo essersi lamentata sul web dell’isolamento forzato – è stata bersaglio di offese e minacce di morte.

Negli scorsi giorni Vanessa Sierra – modella e star della piattaforma hot OnlyFans – aveva ironizzato sul fatto di doversi lavare i capelli da sola, senza l’aiuto di un hairstylist, a causa dell’isolamento a cui tennisti dell’Australian Open e le rispettive fidanzate sono stati sottoposti al loro arrivo a Melbourne. Ma le parole della compagnia di Bernard Tomic hanno scatenato una vera e propria ondata di odio, costringendo l’influencer a giustificarsi su Instagram: “Non avrei mai pensato di svegliarmi con 500 minacce di morte e odio dopo aver preso in giro me stessa per i miei capelli in uno dei miei tanti video”.

I settantadue tennisti in gara alla prossima competizione australiana sono stati posti in quarantena (a scopo preventivo) per quattordici giorni. Gli atleti, le fidanzate e i loro entourage dovranno rimanere isolati nelle loro stanze di albergo fino al 30 gennaio ma questo non gli impedisce di essere attivi sul web. Così Vanessa Sierra – che con i social ci lavora – ha pensato bene di fare alcune dirette con i suoi follower per parlare della “dura” vita della quarantena senza pensare alle conseguenze.

In uno dei suoi tanti vlog ha così confessato di non vedere l’ora di abbandonare la “prigionia” della camera d’albergo per potersi recare da un parrucchiere prima dell’inizio degli Australian Open. Lavarsi i capelli da sola non deve esser facile per una modella abituata a ricorrere alle sapienti mani degli hairstylist almeno due volte a settimana. Le sue parole, ironiche, sono state riprese dai media australiani e hanno scatenato il putiferio, tanto che sul web i follower l’hanno inondata di messaggi di minacce e addirittura di morte. Lo ha svelato lei stessa su Instagram, pubblicando un lungo post di sfogo nel quale chiariva le sue dichiarazioni: “È facile prendere qualcosa fuori contesto quando prendi due frasi da un vlog di dieci minuti e le inserisci in una notizia negativa sui media tradizionali tra le lamentele dei tennisti sulla loro quarantena obbligatoria. Se aveste guardato il mio vlog senza l’influenza delle tv locali, sono sicura che avreste capito la mia ironia e spensieratezza su una situazione mentalmente impegnativa”.

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Alla fine potrebbe bastare un maxi rimpasto per calmare le acque e tirare a campare il più a lungo possibile. Una mossa che vedrebbe nella spartizione delle poltrone la soluzione a una situazione di stallo che rischia di far crollare il governo già nelle prossime settimane. Se la situazione dovesse rimanere la stessa, l’esecutivo rischierebbe di esplodere nelle comissioni e dunque di andare giù. Ecco perché molto probabilmente verranno date 2-3 settimane di tempo al premier Giuseppe Conte, a cui sarà concessa l’ultima possibilità con chiare condizioni: o si crea un gruppo parlamentare per sostenerlo o dovrà dimettersi e lasciare Palazzo Chigi.

Pertanto il presidente del Consiglio nei prossimi giorni dovrà andare alla ricerca di altri voltagabbana: la sua maggioranza al Senato è solo relativa, tra l’altro ottenuta con 3 voti dei senatori a vita (che spesso non prendono parte ai lavori di Palazzo Madama), di 2 ex Forza Italia e di altri ex Movimento 5 Stelle. Allargare: è questa la parole d’ordine. I numeri sono raccogliticci, risicati, ballerini. L’instabilità totale potrebbe essere seriamente la caratteristica principale del nuovo governo.

“Vediamo un governo sempre più debole e non si capisce come Giuseppe Conte intenda allargare la maggioranza per garantire al suo governo una navigazione tranquilla”, spiega chi ha sondato gli umori del Quirinale. Non è di certo una novità: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è preoccupato per la situazione che si è delineata in seguito al ritiro della delegazione di Italia Viva. Oggi il premier – che ha riunito i capidelegazione e i leader giallorossi – dovrebbe salire al Colle per informare il capo dello Stato sull’evoluzione del quadro politico. Se da una parte è vero che il presidente Mattarella non può intervenire perché non vi sono né le dimissioni di Conte né la sfiducia del Parlamento, dall’altra c’è chi è pronto a giurare che in realtà di cose da dire a Giuseppi ce ne sarebbero. Sia sulla gestione di questa fase sia sulle prossime mosse da intraprendere per uscire dallo stallo.

I nomi per il rimpasto

Per il Quirinale, piuttosto che sopravvivere intorno a quota 161, sarebbe meglio avvicinarsi a 170 senatori in vista di un possibile Conte-ter. Anche la strada del rimpasto vedrebbe meglio numeri più larghi. Come scrive Marco Antonellis su Affaritaliani, è partito il toto-ministri per le new entry che potrebbero entrare a far parte dello scacchiere giallorosso. Tra questi figurano anche i due senatori che ieri hanno costretto la presidente Casellati a ricorrere al Var, convalidando i loro voti arrivati all’ultimo secondo prima della chiusura delle votazioni. Per il Ministero delle Infrastrutture si fa il nome di Riccardo Nencini, che andrebbe così a sostituire Paola De Micheli del Partito democratico. All’Agricoltura al posto di Teresa Bellanova potrebbe finire Lello Ciampolillo, espulso dal Movimento 5 Stelle per la mancata rendicontazione degli stipendi, che nel corso del tempo si è reso protagonista di strampalate teorie. Alla Famiglia si continua a ritenere Paola Binetti come possibile figura da inserire nella squadra di Conte.

A questo ovviamente dovrebbe precedere un allargamento che coinvolga l’Udc. Va sottolineato infatti che ieri il gruppo dell’Unione dei democratici cristiani e democratici di centro, pur avendo votato “no” in maniera compatta, ha lasciato una piccola finestra aperta al presidente del Consiglio a patto che l’aspetto dei valori storici – come ad esempio la famiglia – venga messo al primo posto senza alcuna mediazione. C’è da segnalare però il forte malumore del Movimento 5 Stelle, che vedrebbe il rimpasto come un pericolo di perdita di alcuni ministri pentastellati. “Chi andrà dai ministri a chiedere di lasciare la poltrona per fare spazio a centristi con i quali non abbiamo nulla in comune?”, si chiede una fonte grillina.

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Vanessa Sierra, star della piattaforma a luci rosse OnlyFans e fidanzata del tennista Bernard Tomic (numero 228 della classifica Atp) si lamenta della quarantena e… viene minacciata di morte.

Ma cosa è successo? Andiamo con ordine: la povera Vanessa, star del Web, in un video racconta parlava della sua quarantena che sta vivendo in Australia con il suo compagno in vista del prossimo Grande Slam.

Durante il suo racconto Vanessa Sierra si è lamentata del fatto che in quarantena è ormai costretta a lavarsi i capelli da sola.

La frase non è passata inosservata, anzi, anche finita un po’ su tutti i telegiornali australiani.

Visto il periodo forse sarebbe stato meglio non lamentarsi dei capelli ma tanto è successo e alla fine Vanessa, come prevedibile, è stata letteralmente inondata di critiche.

Vanessa Sierra e le minacce di morte

Critiche bonarie, sarcastiche ma anche più pesanti. Qualcuno, infatti, sembra che abbia anche minacciato di morte la fidanzata di Bernard Tomic.

Lo ha detto la stessa Vanessa sui suoi social. Vanessa che poi ha provato a spiegare ai suoi fan e non solo che la frase era solo una battuta e che non voleva minimizzare i problemi di nessuno.

“Era solo un gioco” ha detto Vanessa. Basterà questo a tranquillizzare tutti?

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La vera partita inizia da oggi. Rimarrà deluso chi si aspettava che la questione si sarebbe risolta ieri sera, quando al Senato il premier Giuseppe Conte ha incassato la maggioranza relativa toccando quota 156 e non raggiungendo dunque quella assoluta. Nelle prossime ore il presidente del Consiglio potrebbe salire al Quirinale per informare il capo dello Stato Sergio Mattarella sull’evoluzione della crisi, ma sembrano essere escluse le dimissioni immediate. Anzi, pare che all’avvocato verrà dato altro tempo: come riportato da Adalberto Signore sul Giornale in edicola oggi, l’intenzione sarebbe quella di temporeggiare due-tre settimane. In tal modo si vorrebbe partorire un gruppo di “costruttori” e poi procedere con un rimpasto.

Tutto tranne che formalizzare un Conte-ter, che richiederebbe un altro passaggio parlamentare con tanto di voto finale. Conte quindi potrebbe avere altri giorni per provare a dare vita a un vero e proprio gruppo in grado di garantirgli stabilità numerica, ma se non dovesse riuscirci allora sarà costretto a lasciare Palazzo Chigi. Tradotto: se tra un paio di settimane i numeri non saranno lievitati, il premier dovrà arrendersi e salire al Colle. Tuttavia dagli ambienti di governo filtra grande ottimismo: “I numeri presto aumenteranno”. Deve darsi una mossa perché, come lui stesso ha annunciato, “se non ci sono i numeri questo governo va a casa”. Sta di fatto che il mercato dei senatori per adesso ha consentito di raggiungere una misera maggioranza raccogliticcia.

Scatta l’allarme

Fonti di primo piano dell’esecutivo fanno sapere che “da qui a fine mese sapremo tutto”. Conte dovrà allontanare l’incubo Italia Viva che, se decidesse di passare dall’astensione alla contrarietà, rappresenterebbe un serio pericoloso per l’equilibrio della maggioranza. È chiamato inoltre a evitare che le commissioni parlamentari possano esplodere, con il governo che rischia di andare sotto da un momento all’altro. Come vi abbiamo raccontato, sul tavolo c’è l’ipotesi del rimpasto. Uno step da raggiungere, nelle intenzioni, evitando le dimissioni e mantenendo per ora gli interim.

Peccato però che siano già iniziati i problemi. I Cinque Stelle guardano con contrarietà i ritocchi alla squadra dei ministri, visto che molti di loro potrebbero lasciare il posto alle new entry. “Il punto è che con le emergenze economiche e sanitarie in corso fare un rimpasto è estremamente difficile”, spiega un grillino. Come scrive Marco Antonellis su ItaliaOggi, in pratica è già scattato l’allarme rosso in casa M5S, anche perché i dubbi sul Conte-ter si fanno sempre più fitti: “Chi andrà dai ministri a chiedere di lasciare la poltrona per fare spazio a centristi con i quali non abbiamo nulla in comune?”.

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Forse sì, forse no. Poi arriva la conferma: ai 154 voti di fiducia vanno aggiunti anche quelli di Lello Ciampolillo e di Riccardo Nencini. Entrambi si sono convinti all’ultimo secondo, tanto che è scoppiato il caos: la presidente Casellati stava per dichiarare chiusa la votazione ed è stato necessario ricorrere al Var per convalidare le due preferenze. Così i “sì” diventano 156, comunque inferiore alla soglia della maggioranza assoluta fissata a 161. Adesso si aprono diversi scenari in seguito al voto di ieri al Senato, con il premier Giuseppe Conte che oggi potrebbe salire al Colle per informare il capo dello Stato Mattarella sull’evoluzione della crisi di governo.

Dietro gli ok di Ciampolillo e Nencini si nasconde però un “mercato” di senatori andato avanti fino all’ultimissimo momento utile. Gli esiti tuttavia non sono stati quelli auspicati dai giallorossi: nonostante il presidente del Consiglio abbia fatto un appello aperto alle forze popolari, europeiste, anti-sovraniste e socialiste, non c’è stata un vera e propria flotta di responsabili. Per il momento dunque non ci sono quei “costruttori” tanto voluti da Giuseppi, che ora avrà 2 settimane di tempo per affidarsi a un gruppo in grado di garantirgli stabilità numerica. “Giuseppe, siamo bassi, tra 154 e 156”, gli hanno fatto notare durante i momenti concitati. Sì, avete capito bene: hanno rischiato di non arrivare nemmeno alla soglia “psicologica” dei 155 sì.

Trattative nel palazzo

Come riportato dal Corriere della Sera, le trattative disperate sarebbero state affidate al ministro per i Rapporti con il Parlamento. “Il ministro D’Incà se li sta prendendo uno ad uno”, è la confessione che viene fatta. Il grillino avrebbe provato a convincere l’ex 5 Stelle Mario Michele Giarrusso, che alla fine però ha rifilato un secco “no” a Conte. Il palazzo sembrava essere diventata la sede dell’ultimo giorno di calciomercato. “Stanno facendo lo schifo“, si sfoga Maurizio Gasparri di Forza Italia. E a tutto questo si aggiunge la speranza di Rocco Casalino, portavoce del premier, agitato e ansioso: “Cosaaa? 158? Oh mamma mia, sarebbe un sogno… Speriamo di convincere tutti”.

A chi ha votato la fiducia al premier, sembra ovvio, qualcosa va dato. Sul tavolo ci sono i Ministeri dell’Agricoltura e della Famiglia e il sottosegretario agli Esteri. “Conte non promette posti, gioca pulito”, assicurano i suoi. Eppure Luigi Cesaro spunta da un angolo ed esclama convintamente: “Per il voto mio, e per i voti di altri due miei amici senatori che controllo, mi hanno offerto un Ministero”. Il senatore di Forza Italia però ha resistito alle lusinghe e non si è piegato alle avances dei giallorossi. “Guagliò, tengo tutte le prove ncopp’ o’ cellulare…”, ha assicurato.

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A Cozzo un bambino autistico di 8 anni è morto soffocato dai vestiti. Il bimbo, originario dell’Azerbaigian, era ospite di una comunità in Lomellina, provincia di Pavia. Secondo i primi accertamenti è morto soffocato sotto un cumulo di vestiti caduti dall’armadio che aveva aperto. E’ avvenuto la sera del 19 gennaio.

Il bambino risiedeva con la madre in una casa famiglia per richiedenti asilo. L’episodio è riportato dalla Provincia Pavese. La dinamica precisa del fatto è attualmente al vaglio dei carabinieri. Sul posto sono subito accorsi gli operatori del 118, ma ormai non c’era più nulla da fare.

Cozzo, bambino autistico soffocato dai vestiti: morte accidentale

Come spiega anche il Giorno (uno dei quotidiani più informati sulla Lombardia) l’ipotesi al momento più probabile è quella della morte accidentale. In questo senso si stanno dirigendo le indagini dei carabinieri di Vigevano. Tuttavia gli accertamenti sono proseguiti sino a notte fonda e sull’episodio non è stata ancora fornita una versione definitiva.

Cozzo: bambino morto soffocato in una comunità

La tragedia è avvenuta in una casa all’interno di una comunità che ospita cittadini extracomunitari. L’allarme è scattato intorno alle 20.30 di martedì 19 gennaio. Sul posto, con il personale medico del 118 è intervenuta una ambulanza della Croce Azzurra. Ma quando i soccorritori sono arrivati, il bambino era già morto.

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Nel giorno decisivo per il governo Conte, al Senato spuntano Antonio Razzi e Domenico Scilipoti, due senatori simbolo dell’ora “responsabilità”. Nel 2010, infatti, con l’avvicinarsi della mozione di sfiducia al governo Berlusconi, i due allora senatori lasciarono l’Italia dei Valori e votarono contro la sfiducia all’esecutivo di centrodestra ergendosi a “re dei responsabili” o, come sottolineato per anni da chi, a partire dal M5S, li ha messi nel mirino, “re dei voltagabbana”.

Scilipoti: “Voltagabbana? Né rancore né vendetta, scelte secondo coscienza”

“Se sono qui per godermi lo spettacolo? Ma qui non c’è niente di cui godere. Qui è l’Italia che rischia” dice Scilipoti intervistato dall’AdnKronos. “Ma io non serbo rancore, non c’è spazio per la vendetta nella cultura cristiana. Siamo in una fase delicata per il Paese. Lo dico io, che sono medico di medicina territoriale in prima linea nella lotta contro il Covid”.

A chi all’epoca lo definì un ‘voltagabbana’, Scilipoti replica: “Più che rivincita, si tratta di nobilitare la politica con la P maiuscola. Chi entra in politica vuole contribuire a fare qualcosa di utile: dobbiamo smetterla di denigrare e delegittimare l’avversario. Ho sempre detto – prosegue l’ex esponente del Pdl – che la democrazia parlamentare è fondamentale. Le persone che amano il Paese, nei momenti particolari, devono fare delle scelte. Il giudizio non può essere alternato: non è che sostengo la tua maggioranza sono bravo e se sostengo le altre non lo sono…”.

“L’importante è che chi compie delle scelte, lo faccia nell’interesse del Paese e secondo coscienza. Nel caso in cui dei parlamentari si dovessero accorgere che una scelta sostenuta dal proprio partito potrebbe essere non utile per il Paese devono avere il coraggio di assumersi responsabilità a viso aperto”, osserva Scilipoti.

“Io sono stato indagato ma la magistratura ha accertato che la mia scelta nel 2010 è stata politica. Oggi, se fossi stato in Parlamento, avrei aperto un dibattito all’interno di Forza Italia e avrei cercato di sostenere le ragioni del no alla crisi e il no al voto in questo momento”, conclude. 

Razzi: “Mi hanno accusato per anni, oggi…”

“Mi hanno accusato per anni, alla fine non cambia mai niente, ognuno si fa i c…suoi”, spiega Razzi nel Transatlantico del Senato conversando con l’ANSA.

Secondo Razzi “se non ci fosse stata la riforma c’era pure la possibilità di votare ma con il taglio dei parlamentari chi vuole andare a casa? Quando nel 2010 votai per il governo Di Pietro neanche ci salutava eppure noi avevamo portato voti al partito”. “Se è la mia rivincita? Ma no. Però è un peccato non andare in tribuna, purtroppo è vietato per il Covid”, conclude l’ex senatore abruzzese.

Fonte video: Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev.

 

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